AFORISMI & CITAZIONI – ENZO FRONTOSO.

  • L’educazione, è il modo in cui i genitori, trasmettono i  loro difetti ai figli.
  • Amare ed essere amati; è come sentire il sole da entrambi i lati.
  • Quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande.
  • L’Uomo saggio, non cerca mai di affrettare la storia.
  • Nessuno ha mai commesso errore più grande, di colui che non ha fatto niente, solo perché poteva fare troppo poco.
  • Alcune persone sognano il successo, mentre altre si svegliano e lavorano sodo.
  • I tuoi occhi sono un mare bello, voglio affogare solo in quello, ti amo perché mi dai felicità, ti amo per la tua bontà.
  • Se leggo dimentico, se scrivo ricordo, se faccio imparo.
  • Per raro che sia il vero amore, è meno raro della vera amicizia.
  • La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.
  • Invecchiare è ancora il solo mezzo che si sia trovato per vivere a lungo.
  • C’è un’altra cosa nell’uomo che lo rende superiore alla macchina: sa vendersi da solo.
  • Da un uomo grande, c’è qualcosa da imparare anche quando tace.
  • Dite ai giovani che il mondo esisteva già prima di loro, e ricordate ai vecchi che il mondo esisterà anche dopo di loro.
Aforismi & Citazioni Enzo Frontoso

Pillole Di Saggezza Metafore, Proverbi e modi di dire

Le parole  dei grandi uomini sono dei semi da conservare perennemente nei nostri pensieri. Tale semenza è l’inestimabile eredità che essi hanno voluto regalare a ciascuno di noi, senza alcuna distinzione,  per poterla utilizzare in tutti i momenti della nostra esistenza, soprattutto nei momenti di difficoltà. E se ogni uomo avrà la capacità di valorizzare e coltivare questi semi immortali,  sarà in grado di far fiorire non solo sé stesso, ma anche gli angoli più aridi della terra.

Mi è sempre piaciuto tenere frasi, di autori vari e anonimi, scritte da qualche parte, su fogli volanti, un po’ dovunque, così per ricordarmi certe frasi scritte e dette, sentite o cantate, che con il tempo prendevano il significato, perché legate ad esperienze particolari, cose che tutti prima o poi, ci troviamo a vivere o a provare.

Non sono riportate con un ordine ben preciso, volutamente non sono citati gli autori, alcuni famosi altri meno, molti anonimi. Le ho raccolte, scritte, trascritte, man mano che le ho viste o lette da qualche parte o pensate nel corso degli anni. Anche perché, chi scrive aforismi, non vuole essere citato o letto, ma imparato a memoria. Enzo Frontoso

L’Albero delle Idee (e della Conoscenza)

Regalati un’emozione, offri un’ IDEA alla Tua Città !

#IoPartecipo
#Grazie

WEB RADIO ASSOCIAZIONE VITANOVA PUNTATA DI SABATO 30 MAGGIO 2020. Che cos’è un’emozione? e Ritratti d’autore, di Silvana Guida, Gherardo Mengoni e Giuseppe Giorgi

Che cos’è un’emozione?
30 anni
Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano.
Le parole accarezzano. 
Ritratti d’autore
La napoli di Eduardo – Gherardo Mengoni


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Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono.
Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. 
Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. 

Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: 
si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. 
Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. 
Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. 
I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche.
Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno. Ci sono molte parole.

… le parole scorrono, fluide come il “prezioso liquido”. 
Scorrono interminabili, allagano il pavimento, 
salgono le ginocchia, arrivano alla vita, alle spalle , al collo. 
E’ il diluvio universale, un coro stonato che sgorga a milioni di bocche. 
La terra prosegue il suo cammino avvolta in un clamore di pazzi 
che gridano, che urlano, avvolta anche in un mormorio docile, sereno e conciliatore.

…  le parole hanno cessato di comunicare. 
Ogni parola è detta perché non se ne oda un'altra. 
La parola non risponde né domanda: accumula. 
La parola è l’erba fresca e verde che copre la superficie dello stagno. 
La parola è polvere negli occhi e occhi bucati. La parola non mostra. 
La parola dissimula.

Perché la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto. 
C’ è anche il silenzio. Il silenzio per definizione è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza. Il silenzio è fecondo. 
Il silenzio è terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare.
Cadono su di esso le parole. Quelle buone e quelle cattive. Il grano e il loglio. 
Ma solo il grano dà il pane.

José Saramago, Di questo mondo e degli altri- Einaudi Editore  .  


La Napoli di Eduardo –  Riflessione a 120 anni dalla Nascita di un Genio

C’è, a mio parere, un forte indissolubile legame che unisce Eduardo ai suoi emuli migliori e che non si riconduce solo alla lingua napoletana pienamente assimilata ed alla gestualità misurata, che in Lui fu esemplare. Va ricondotta alla sua immersione fisica nella logica comprensione di una terra, di un luogo reale che, in una indissolubile unione, diventa luogo dell’anima tra ironia e malinconia. Questa terra è Napoli nella quale esplodono in permanenza vicende dolci e amare, antiche disarmonie sociali, contrasti perenni tra ricchezze e povertà, tra  bellezze uniche da un canto, miseria e disagio esistenziale dall’altro. Nel 1900 Eduardo nasce in una casa d’angolo tra  “il vico delle galline”, oggi Via Ascensione, e la Piazza Ascensione. Dalle finestre il bambino al quale il padre famoso aveva negato cognome e paternità, poteva osservare il viavai della vicina residenza dei Pignatelli Aragona Cortes dove don Diego e la moglie Rosina mostravano i segni di una vita principesca, sfarzosa, tra ricevimenti, camerieri in livrea e carrozze lucide e brillanti. Bastava, tuttavia, per il giovanissimo Eduardo scendere a piedi per la vecchia via S. Maria in Portico, tratto dell’antica rua puteolana,  per ritrovarsi subito in ombra  tra i bassi  e le botteghe dalle quali emanava la povertà e il tanfo della condizione misera.

Napoli di certo, ha molto amato questo suo figlio la cui arte poliedrica di attore, commediografo  e poeta ha raggiunto livelli di successo internazionale altissimi, con vere ovazioni di pubblico e di critica. Talvolta i napoletani, usando le stesse armi dell’ironia a lui cara, hanno stigmatizzato la sua scontrosità ed il suo eccessivo  rigore, anche in politica, come pure il nichilismo del suo famigerato “fuitevenne!”.

LINA SASTRI ‎– CONCERTO NAPOLETANO

Lina Sastri ‎– Concerto Napoletano – CD, Album – 2004

Canzone Appassiunata · Lina Sastri

I’Te Vurria Vasà · Lina Sastri

A Vucchella · Lina Sastri

Dotata di una sensuale fisicità, di una voce calda e roca, Lina Sastri è interprete carismatica e inconfondibile, un’artista completa in senso letterale. Questo cd propone gli intramontabili classici della canzone napoletana, cantati, come spiega la Sastri nelle note che accompagnano il cd, in maniera “nuda e cruda”, senza fronzoli o interpretazioni esotiche: in tal modo risaltano ancora di più i brani poetici che hanno fatto grande e immortale la canzone classica napoletana.

WEB RADIO ASSOCIAZIONE VITANOVA PUNTATA DI LUNEDI’ 18 MAGGIO 2020 NAVIGATTORI, SANTI (FORSE), POETI: PENSIERI DEDICATI, a cura di SILVANA GUIDA E GIUSEPPE GIORGI marcati a vista, con sapienza e rigore culturale da GHERARDO MENGONI.

Cosa resterà di un tempo senza tempo?
Cosa resterà di una certezza, anzi anche di più?
Non è un problema serio...
un raffreddore rafforzato.
In ogni caso abbiamo chi vende i fazzolettini ai semafori.
Cosa resterà del primo, anzi del primo – 1, zona rossa, zona arancione,
“io preferisco la marcatura a uomo”.
Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!

Un colpo di pettine ai capelli,
eccoci a Voi!
Emergenza, allerta, commissione permanente.
Chiudere tutto, promesse per tutti...
Prima del picco, i numeri viaggiano senza controllo.

Un colpo di pettine ai capelli,
eccoci a Voi!
“Autocertificazione che dichiari il motivo preciso dell’uscita”
 – latte, pane, cavolfiore... da bollire, da condire con olio 
e niente caffè, perché mi rende nervoso.
E…
riservisti in pensione di nuovo in campo,
questo tutt’altro che verde.
E…
mascherine ultra sicure...
errata corrige, erano per una festa dello scorso carnevale!
E…
la memoria che ci lascia in nome di quelle 5 lettere seguite dal numero 19.
E…
la memoria, colori che riportano alla guerra.
Un corteo di mezzi militari come ultimo viaggio...
E…
nemmeno una lacrima per salutare troppe “storie”!

Un colpo di pettine ai capelli.
“Non è un picco... "
più simile a un pianoro con laghetto, 
ideale per una settimana di pausa.
Click day!!!
Nossignore, rinviare con calma, pochi giorni di attesa...
E…
per troppi l’orizzonte è una storia conclusa!
E…
per troppi, il vaccino in 4 mesi,
il plexiglass refrigerio sotto il solleone,
85 esperti 85 menti pensanti, escludendo le donne.
“Indicare le “esperte” poteva sembrare sessista!
E…
concordare, considerare, convenire 
et voilà la parola “giusta”: congiunti!
Quattro giorni dopo a spiegare:
fate ciò che vi pare,
basta che non lo si sappia in giro…

Un colpo di pettine ai capelli.
Criticare gli assenti...
pur di non dover dire che non si è ancora trovato un accordo.
E…
accordare a tanti, discordare con tutti...
E….
fase 1, 1,25, 1,50, 1,75, 2! TOMBOLA !
E…
riunione fiume per stabilire le nuove regole.
E…
intanto... “rinchiuso Orso che voleva regalare baci senza mascherina”
E…
l’Orso medesimo osservando le mascherine pensa, giustamente,
“roba da matti!”
Homo Sapiens!!!
Le negarono al personale sanitario per non spaventare i nonnini…
Per Loro adesso nessun rischio di vedere questo assurdo scegliere!

Un colpo di pettine ai capelli.
Le app, la trap, Be-Bop-A-Lula, la Cina, il Brasile!
Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!
Aiuti anche dalla rinata Albania, aiuto!!!
Un nuovo virologo che litiga con i sostenitori del gregge immune
a rischio estinzione!

E…
siamo a maggio,
forza coraggio, a breve tutti allegri al mare come sempre!
E…
voglia di mare, voglia di amare, pronti a dimenticare...
E…
appena autorizzati da apposita certificazione a “baciare"!

Un colpo di pettine ai capelli! Non perderò le “buone abitudini”...
Bermuda, Cappellino con visiera, occhialetto colorato
…ecco a Voi il format:
alle 7 della SERA bel tempo si SPERA!

Un colpo di pettine ai capelli
di Silvana Guida e Giuseppe Giorgi
nadia basso pittrice disegnatrice
TOLEDO: Una strada, un uomo, uno stato d’animo.
 
Il nome di una strada può essere triste, gelido, 
inespressivo o rievocativo di fatti storici lontani  
come Via XX Settembre o  Via Martiri d’Otranto….
Ma può anche essere nome che resta familiare ed accetto per secoli.
Il nome di una strada può essere, poi, 
anche proposizione ad uno “stato d’animo”.
Jàmme a Tuledo ! Andiamo a Toledo!  
Incontriamoci a Toledo!
A Napoli per un appuntamento; per un acquisto; 
 per sorbire un caffè si va, per antica consuetudine, “a Toledo”.

Quando si può, si va a Toledo !.
Più che un luogo, dunque, 
Toledo è per tanti napoletani una predisposizione mentale.

Web Radio Associazione Vitanova

  • Lunedì ore 18,00 Silvana Guida
  • Martedì ore 18,00 Piero Antonio Toma
  • Giovedì ore 18,00 Donatella Schisa

Sono PieroAntonio Toma. In mancanza dei nostri incontri nella Libreria Vitanova, abbiamo deciso con Silvana Guida che i libri nuovi e usati regalati dagli Amici di Vitanova per essere donati a Enti benefici e Progetti culturali, vengano messi a disposizione dei clienti della libreria con un’offerta di 1 € che verseremo all’Associazione dei Ciechi.

Potete perciò continuare a recarVi in libreria dalle 11,00 alle 13,00 di ogni giorno sia per donare i libri, sia per acquistare quelli che sono donati che verranno poi imbustati per evitare contatti inopportuni e messi a Vostra disposizione.

Mi innamoravo di tutto, Il concerto 1997/98 – Fabrizio De André

Una corsa degli occhi negli occhi
a scoprire che invece
è soltanto un riposo del vento,
un odiare a metà.

E alla parte che manca
si dedica l'autorità.

Ché la disamistade
si oppone alla nostra sventura
questa corsa del tempo
a sparigliare destini e fortuna 
Disamistade Written-By – F. De André*, I. Fossati*

Mi innamoravo di tutto – Il concerto 1997/98 è un album live di Fabrizio De André pubblicato postumo nel 2012 

Scioglie la neve al sole ritorna l'acqua al mare
Il vento e la stagione ritornano a giocare
Ma non per te bambina che nel tempio resti china 
Versi e musica di Fabrizio De André
Dall'album "La buona novella'
Choir: I Cantori Moderni di Alessandroni
E lo stupore nei tuoi occhi
Salì dalle tue mani
Che vuote intorno alle sue spalle
Si colmarono ai fianchi
Della forma precisa
D'una vita recente

NavigATTori, SANTI (FORSE), POETI: PENSIERI DEDICATI, a cura di SILVANA GUIDA E GIUSEPPE GIORGI marcati a vista, con sapienza e rigore culturale da GHERARDO MENGONI.

Il fascino dell’apparire
Un tempo che ha mostrato un volto affollato di tanti volti e poche certezze
Siamo i medesimi che …salviamo la natura
E pronti a volare per una conferenza a Tokyo argomento 
“come salvare l’orso sulle Alpi”

Siamo, il nuovo leader, 
cancellare la parola precariato, tutti ricchi e felici,
colpa di chi mi ha preceduto, riduzione dei parlamentari con un taglio netto, 
un numero simpatico, moderno, dinamico e occasionale come un social,
non certo ascoltando il triste professore 
che parla di equilibrio a tutela della libertà delle minoranze

tagliare la sanità, 
scegliere il “mago” del lavorare poco guadagnare tanto
colpa di chi ha generato la pandemia.
Da domani, soldi a tutti, premio al personale che lavora,
targa in memoria dei medici in corsia senza protezione

un nuovo annuncio, una preghiera a porte chiuse
una riapertura senza prospettive, 
riaperti i luoghi dove pregare
Il fascino dell’apparire

Stato di massima allerta
Fase di scelte coraggiose, tutti a casa
Nuova fase, non tutti hanno una casa
Nuova fase, non tutti hanno una mascherina
Nuova fase, talvolta arrivano le mascherine di carnevale, 
nella fretta tutto il mondo esprime il mondo che conosce

Fase nuova, aprire al correre, 
correre a rincorrere chi corre senza mascherina
Correre con la mascherina, il caldo, fermarsi a respirare

Convocazione delle categorie
I biondi, i mori, gli anonimi, i sapienti, i referendari, 
i ricorrenti contro il taglio del nastro, 
il nastro

Il fascino dell’apparire
Dichiaro il giorno 10 salvo variazioni
Il fascino dell’apparire
Dichiaro il giorno 14 salvo variazioni
Il fascino dell’apparire
Dichiaro il giorno 37,5 salvo variazioni
Il fascino dell’apparire

Comunicato stampa, errata corrige il 37,5 
era riferito alla temperatura corporea

Il fascino dell’apparire
Potenza di fuoco mai vista prima, 
bonus emergenza, bonus merenda, bonus vacanza
Bonus bonus, errata corrige, cercasi bonus pensieri giusti

Il fascino dell’apparire
Una mano, un piatto vuoto, una fila, 80 grammi di pasta con il sugo
Uno, mille volti, hanno venduto anche il televisore, ….
Il fascino dell’apparire
Caro concittadino, 
come vedi sono in prima persona al fianco di coloro 
che distribuiscono i viveri per aiutare chi, come te, oggi non ha certezze 
(e nemmeno il televisore che sono certo 
era la fonte del tuo buon vivere 
seguendo le precise indicazioni che offro anche più volte al giorno)
Sono a contatto diretto con la Vostra realtà, 
domani alle 15,15, 
con replica alle 17,17, 
e alle 19,19 
la fase nuova, lavoro, soldi, vacanze, scuola, concerti, 
turismo, donnine che ballano 
e palestrati che palestrano.

I sondaggi dicono che sono il vero vincitore di questa guerra
Firma anche tu per una riforma costituzionale: 
non più programmi per governare, 
un semplice e moderno contest: 
Il fascino dell’apparire

Abbronzato, sorridente e inebriante.
Il tuo domani nelle mani del più convincente.

Il re in persona andò da lui (Diogene) e lo trovò che stava disteso al sole. Al giungere di tanti uomini egli si levò un poco a sedere e guardò fisso Alessandro. Questi lo salutò e gli rivolse la parola chiedendogli se aveva bisogno di qualcosa; e quello: “Scostati un poco dal sole”. A tale frase si dice che Alessandro fu così colpito e talmente ammirò la grandezza d’animo di quell’uomo, che pure lo disprezzava, che mentre i compagni che erano con lui, al ritorno, deridevano il filosofo e lo schernivano, disse: “Se non fossi Alessandro, io vorrei essere Diogene”. In questo aneddoto c’è tutta la grandezza dell’animo, della filosofia e della concezione della dignità della libertà di fronte ai potenti di DIOGENE, nato a Sinope, ( oggi in Turchia) sulle sponde del Mar Nero, nel 412 a.C. Per cercare di educare all’essenzialità della vita Diogene scelse non solo di diffondere la sua filosofia ( con la quale, insieme a quella di  Antistene, diede inizio alla corrente filosofica Cinica) attraverso l’insegnamento nelle strade ma anche di compiere gesti simbolici ed eclatanti che “mostrassero” i suoi valori ideali. Decise di vivere praticamente nudo all’interno di una botte aperta che apparteneva al tempio ateniese dedicato a Cibele e quando vide un ragazzo che beveva usando soltanto le mani distrusse l’unica cosa che possedesse, una ciotola di legno, considerandola superflua.

Diogene insegnava che si dovesse evitare qualsiasi piacere fisico non necessario e in maniera molto esibita compiva gesti contro le convenzioni e i tabù sociali e quei “valori” a cui tanti aspiravano: ricchezza, potere e gloria. Insegnava che il rapporto con la natura e l’assoluta semplicità fossero la base di una vita morale poiché gli sviluppi artificiali della società per lui erano deleteri nella ricerca della verità e della bontà, unici veri fini della vita. Diceva: “L’uomo ha complicato ogni singolo semplice dono degli Dei”. http://www.gruppolaico.it/2017/06/10/il-filosofo-che-cercava-luomo-diogene-di-sinope/

Ninna ho ninna ho! Il mio bimbo s’addormentò 
Le ninne nanne e le nenie con cui i bimbi della nidiata fascista
 - i futuri figli della Lupa - andavano a dormire erano poche e semplici, 
tramandate a voce  dalle nonne  e dalle mamme. 
Raccontavano, nel genere più severo per piccoli “irrequieti”, 
di Cavallucci  e di Mammoni 
che arrivavano nel cuore della notte portando via nel sacco i “bimbi cattivi”. 
Nel genere più dolce e propiziatorio, cantavano di fate e di sete multicolori, 
con parole e suoni che - in accompagnamento alla tenerezza 
e alle coccole materne - inducevano al sonno.
 
Topolino Paperino e Pippo 
non erano comparsi ancora sul firmamento del mondo infantile .
 
Una di queste ninne, recitava così:
Il camiciolino
Te lo farò di seta bianca e rosa
E ne farai dono alla tua sposa.
Ma la tua sposa non ancora è nata,
O in braccio a mamma sua s’è addormentata.
Ninna ho ninna ho! Il mio bimbo s’addormentò.
Appunti sapienti e ricerca storica a cura di Gherardo Mengoni
Luoghi e persone o forse no,
sempre più lontane... o forse no,
il tuo essere...ormai lesso
Chi sono? 
Leggo il mio oggi sulla autocertificazione numero 33
 – dimostrare esigenze quotidiane, amare la Vita
Dove sono? 
Leggo il mio oggi sulla autocertificazione numero 39 
– a scoprire un congiunto di dodicesimo grado, il primo che non considero insopportabile
È giorno, notte E che ore sono?
Leggo il mio oggi sulla autocertificazione numero 55 
– ritiro pizza da asporto dalle ore 19,24 alle ore 19,31
....
Caffè, senza zucchero
Aranciata senza zucchero
Amore senza zucchero, o forse no
Un tempo senza tempo, o forse no
Recuperare tempo per studiare la cucina giapponese,
"Lasciate ogni sapore mediterraneo o voi che entrate!"  
Amore proviamo una danza amorosa orientale ?
Signora suo marito deve restare 7 giorni senza compiere sforzi
Probabilmente nel dormire ha assunto una posizione innaturale 
e necessita del tempo per allentare il forte mal di schiena !!!
...
La gioia della creatività espressione intima dell'essere...
L’odore del sushi, la pizza tornerà appena possibile,
l’odore della pizza, il sushi è già ieri
 
"io non mi fermo né al primo, né al secondo né al terzo ostacolo... 
Io vado avanti 
Leggo il mio oggi sulla autocertificazione numero 355 
– motivate necessità personali 
regalare una pizza al clochard 
che non ha mai lasciato il suo angolo nella piazza
Il domani, cambiare forse, o forse no

Silvana Guida in collaborazione con Giuseppe Giorgi
 
In questo luogo del pensiero le figure si muovono lievi e si avvicinano, 
ciascuna porgendo il fardello della propria esistenza, 
proponendone la rilettura serena, senza l’ansia della sopravvivenza, 
senza l’angoscia dei termini finiti del vivere.
E’ una dimensione onirica, 
ove scompare l’ascissa ineluttabile del  trascorrere del tempo.
Qui gli spazi appaiono, di riflesso,  indefiniti , inondati di luce.
E’ un attimo estatico. 
Non si avverte rumore di sorta in una pace che pervade i sensi, 
ma non li annienta come nella morte .
Poi, con il risveglio, ricompare il senso del reale. 
Si ritorna al caffè ed al TG. Strauss Kahan, Avetrana  
e  Melania implacabilmente sovrastano  ogni notizia.
Il Capo si dimette o per ora  non se ne va? 
Quanto durerà questa farsa cavaiola? 
Andiamo avanti !
Non fa più  freddo nel cielo cupo di maggio, 
ma la mareggiata di maestrale è di una bellezza selvaggia. 
Ristabilisce distanze; metro di misura e, malgrado tutto, 
la speranza di veder risorgere questa città.
Gherardo Mengoni

FRANCESCO DE FILIPPO – LE VISIONI DI JOHANNA

FRANCESCO DE FILIPPO – LE VISIONI DI JOHANNA
Le visioni di Johanna - Francesco De Filippo

Nella Germania dei primi anni del nazismo, Sebastian è un ingegnere sposato e padre di cinque figli, ma intreccia relazioni sentimentali con adolescenti del suo stesso sesso. La famiglia finge di non sapere e ognuno è condannato a una silente, colpevole prigionia psicologica. Solo per l’ultimogenita, l’inconsapevole Johanna, suo padre è un eroe e per questo incappa nella muta condanna dei fratelli. Sebastian viene perseguitato dalle SS, ma riesce a sopravvivere: dopo la guerra, abbandona tutti e parte per la lontana Indonesia, dove partecipa a un giro internazionale di pederastia e dove farà fortuna come educatore. Alla sua morte, Johanna ne ripercorre le tracce nel Sud-Est asiatico, scoprendo che il padre non era l’eroe che pensava.

Giornalista, scrittore e saggista, vive a Trieste. È stato corrispondente all’estero per «Il Sole 24 ore» e lavora all’Agenzia ANSA dal 1986. Nel 2001 ha vinto il Premio Paris Noir con il romanzo L’offense. È autore di diciotto libri tra saggi e narrativa. Ultimamente ha pubblicato: “Prossimi umani” (con Maria Frega per Giunti Editore), “La nuova via della seta” e il romanzo “Le visioni di Johanna”. Nel 2020 pubblica per Giunti con Maria Frega Filosofia per i prossimi umani.
https://www.ibs.it/visioni-di-johanna-libro-francesco-de-filippo/e/9788832825565

  • Editore: Castelvecchi
  • Collana: Narrativa
  • Anno edizione: 2019
  • In commercio dal: 25 luglio 2019
  • Pagine: 282 p., Brossura
  • EAN: 9788832825565

I cavalieri della tavola rotonda a cura di Silvana Guida e…NavigATTori, Santi (forse) e Poeti, pensieri dedicati. Gherardo Mengoni: Estate

Era la prima volta, dopo i forzati spostamenti della Guerra che mi avevano visto, con la mia famiglia, scappare da Napoli alla ricerca di aree interne  “meno esposte al fuoco nemico”, come Isernia, Ururi e Campobasso. Era, da quell’epoca, dicevo, la prima volta che, dopo aver ripercorso un bel tratto di Appia, fino a Quintodecimo  ed a Passo Eclano, mi  ritrovavo, nell’agosto del 1960, nel cuore dell’Irpinia, nella parte più verde ed agreste della Campania. L’invito del mio compagno di studi  era stato perentorio, addirittura telegrafico! Il messaggio postale diceva : “Scopo prosecuzione preparazione  congiunta esame Costruzione di Macchine, raggiungimi casa campagna. Niente scuse! Altrimenti proseguo solo!” Gli accordi erano precisi! Dopo il superamento dell’esame avremmo richiesto una Tesi di Laurea sperimentale in comune per proseguire, fino alla conclusione, il nostro sodalizio di studi.

DIALOGO IN SOLITUDINE, FORSE
DIALOGO IN SOLITUDINE, FORSE
Rieccomi...
Eri in pensiero, vero?
Tranquilla... Sono qui...
Lo sai, sono come "donnina sorridente, inebriante, disidratante e mai una delle tante"...
Una inquietante e INGOMBRANTE presenza che, quando meno te lo aspetti...

Din don...
E non dire che non ci sei...
In tutti i modi provi a liberarti di me...
Spostare Il calesse rosso di zio Romualdo in quell'angolo
remoto del salotto,
Preparare 12 pietanze, mentre tutti sono a dieta...
telefonare a EsterAnna...
Sai Ungo, il portiere dello stabile dove abita LAMBADA,
mi ha detto che - non ci crederai... - ma MANDRIZIO... blablablab bla....
vedere uno di quei film stupidi che tanto ti fanno ridere
...comprendere cosa e come....

Andare al supermercato per riempire il frigo di calorie che poi dovrai smaltire in palestra, maledicendo tutto il fantastico gozzovigliare
Preparare per il ritorno dell'armata BrancaBrontolone
che una ne fa e cento ne pensa...
Ma, ma...
Io sono sempre lì...
4 metri sopra il cuore e penso a INSIGNE che sbaglia un rigore
- e vengo a farti visita di tanto in tanto...
Secondi... Minuti... Minuti…Secondi…
e ancora 50 sfumature di lavaggio a 51 gradi

Sai che sono RESISTENTE fino allo stremo
... Il tuo naturalmente.
Boom!!!
Il rompere, il mio sommo gaudio,
in strada, tra mille persone, o IN METRO linea 1
“è il vostro comandante che vi parla, 
visto che ALITALIA non vola mi sono riconverto come ferroviere, 
scusate l’inesperienza in ogni caso 
peggio di prima è difficile pensare possa andare…”
o quando sei con amici... al mare,
a preparare i panini per tutti
in montagna,
a preparare la scamorzina per tutti
a una festa,
a casa a preparare la cena per tutti...
Non mi faccio scrupoli, tanto meno problemi...
Non importa dove, o quando o con chi...
preparare sempre tutto per tutti ..tutto per tanti, tanto per tutti
Finito la risma di carta per le fotocopie
Primavere spostare le piante a favore del sole
Anche il cactus !!! dedicatomi con amore, alto 3 metri verso il cielo

Una nuvola….
che vela l’orizzonte
che ispira parole….poi subito accantonate
Sei altrove... forse non sai neanche tu dove...
le idee si disperdono... sempre più lontane,
cedono il posto alla tua di voce, unica e sola.
Chi sono? Dove sono? Dove sono? Chi sono?
E tutta questa gente cosa c'entra con me?
Cosa ci faccio qui? e qui che posto è ?
Mi manca forse... qualcosa... non saprei...
sono in gara per vincere questa corsa ?

Per fortuna, mentre tutti questi pensieri affollano la mente...
“è il vostro allenatore che vi parla, PAOLINO sarai il nuovo MARADONA slalom tra le sedie, superato anche Il calesse rosso di zio Romualdo sei davanti alla porta tiro…..…Crasc... la vetrata...centrata in pieno !
Ed il capo allenatore dell'armata BrancaBrontolone
Ma che c... fai? sei scemo?
Te l'ho detto mille volte...si dice GOAL "quando pallone entra in rete" !
Ora "faccio vedere io" ….
... slalom tra le sedie, superato Il calesse rosso di zio Romualdo sono davanti alla porta non posso sbagliare, a occhi chiusi, tiro…gooooooooooooooooooooooooooal....

il cortesissimo corriere della pizzeria “comm’ coce 'sta capa fresca”
centrato in pieno !!!!
Signo’ sono 40 euri per le pizze, 125 per gli occhiali e dicit' al Vostro MARADONA di cambiare pizzeria
Anche questa volta è andata...

Silvana Guida
in collaborazione con Giuseppe Giorgi
Inferno è Michele con la schiuma alla bocca e gli occhi bruciati da un'overdose solitaria.
Inferno è un vecchio senza nome morto da giorni in casa sua, senza che nessuno se ne accorga.
Inferno è non vedere più l'inferno.
L'Inferno esiste. Ed è qui. In queste strade feroci in cui i lupi fanno tana. E gli agnelli insanguinati tacciono perché hanno più cara la vita di ogni altra cosa. E il sangue è il marchio della vita, perché se la parola non salva lo dovrà fare il sangue.
Inferno è un padre che toglie la vita ai propri figli.
L'Inferno esiste ed è pieno».

Ciò che inferno non è è un romanzo pubblicato nel 2014 da Alessandro D’Avenia. Il titolo riprende una famosa citazione di Italo Calvino, tratta dal romanzo Le città invisibili.

Notarelle a margine del romanzo di Alessandro D'Avenia: “Ciò che ...

Nadia Basso – SAN GENNARO

#LAlberodelleIdee: Utopìa – Thomas More

Utopìa (il titolo originale in latino è Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia), è un romanzo di Thomas More (italianizzato Tommaso Moro) pubblicato in latino aulico nel 1516.

Thomas More - AbeBooks

Per la scrittura di questo romanzo, in cui è descritto il viaggio immaginario di Raffaele Itlodeo (Raphael Hythlodaeus nell’originale) in una fittizia isolarepubblica, abitata da una società ideale, Tommaso Moro si è particolarmente ispirato all’opera La Repubblica del filosofo greco Platone, anch’essa scritta in forma dialogica. In Utopia, come nell’opera sopracitata, si ha il progetto di una nazione ideale e vengono trattati argomenti come la filosofia, la politica, il comunitarismo, l’economia, l’etica e, più specificatamente, l’etica medica. Ciò che inizialmente ispirò Tommaso Moro alla stesura di Utopia fu, probabilmente, la traduzione dal greco al latino di alcuni scritti di Luciano che egli operò congiuntamente con Erasmo da Rotterdam, in particolare di un dialogo in cui Menippo, un drammaturgo greco, scende negli Inferi e racconta il suo viaggio. L’opera ricalca pure lo schema dell’opuscolo Il volto della luna dei Moralia di Plutarco

Utopia esprime il sogno rinascimentale di una società pacifica dove è la cultura a dominare e a regolare la vita degli uomini. Giunto alla quarta edizione nel 1519, il romanzo venne poi tradotto in tedesco da Claudio Cantiuncula (1524), in fiorentino da Ortensio Lando (1548), in francese da Jean Le Blond (1550) e solo nel 1551 in inglese (da Ralph Robinson).

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Il titolo dell’opera è un neologismo coniato da Moro stesso, e presenta un’ambiguità di fondo: “Utopia”, infatti, può essere intesa come la latinizzazione dal greco sia di Εὐτοπεία, parola composta dal prefisso greco ευ– che significa bene e τóπος (tópos), che significa luogo, seguito dal suffisso -εία (quindi ottimo luogo), sia di Οὐτοπεία, considerando la U iniziale come la contrazione del greco οὐ (non), e che cioè la parola utopia equivalga a non-luogo, a luogo inesistente o immaginario. Tuttavia, è molto probabile che quest’ambiguità fosse nelle intenzioni di Moro, e che quindi il significato più corretto del neologismo sia la congiunzione delle due accezioni, ovvero “l’ottimo luogo (non è) in alcun luogo”, che è divenuto anche il significato moderno della parola utopia. Effettivamente, l’opera narra di un’isola ideale (l’ottimo luogo), pur mettendone in risalto il fatto che esso non possa essere realizzato concretamente (nessun luogo).

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Utopia è divisa in 54 città (che rimandano alle 54 contee inglesi), tra le quali la capitale Amauroto. Utopia, a differenza dell’Inghilterra, ha saputo risolvere i suoi contrasti sociali, grazie ad un innovativo sistema di organizzazione politica: la proprietà privata è abolita, i beni sono in comune, il commercio è pressoché inutile, tutto il popolo inoltre è impegnato a lavorare la terra circa sei ore al giorno, fornendo all’isola tutti i beni necessari. Il resto del tempo deve essere dedicato allo studio e al riposo. In questo modo, la comunità di Utopia può sviluppare la propria cultura e vivere in maniera pacifica e tranquilla. L’isola è governata da un principe che ha il potere di coordinare le varie istituzioni e di rappresentare il suo popolo. Il governo è affidato a magistrati eletti dai rappresentanti di ogni famiglia, mentre vige il principio (rivoluzionario per l’epoca) della libertà di parola e di pensiero e soprattutto della tolleranza religiosa, che tuttavia si esprime solo verso i credenti: gli atei non sono puniti, ma sono circondati dal disprezzo degli abitanti di Utopia e sono loro precluse le cariche pubbliche. L’isola si basa su una struttura agricola ed è proprio l’agricoltura a fornire i beni utili per industrie, artigianato, ecc. Si produce solo per il consumo e non per il mercato. Oro e argento sono considerati privi di valore e i cittadini non possiedono denaro ma si servono dei magazzini generali secondo le necessità. La città è pianificata in modo tale che tutti gli edifici siano costruiti in egual modo. Esiste la schiavitù per chi commette dei reati. Anche il numero dei figli è stabilito in modo tale che rimanga lo stesso numero di persone. I figli sono accuditi e allevati in sale comuni e sono le stesse madri a occuparsene. Gli utopiani trascorrono il loro tempo libero leggendo classici e occupandosi di musica, astronomia e geometria.

Ancora una volta Moro presenta un’asprissima critica portata avanti da Itlodeo, il quale ritiene che nessuna Repubblica può essere ben governata dal momento in cui esiste la proprietà privata. La società, per funzionare al meglio, deve basarsi su principi di uguaglianza e di giustizia, caratteristiche che vengono a mancare nel momento in cui pochi cittadini vivono nel lusso e nell’agiatezza e molti, ridotti alla fame, sono costretti a lavorare duramente dalla mattina alla sera per pochi soldi. Per quanto riguarda la politica, gli utopiani si affidano a un sistema basato sulle città: tutti gli anni un gruppo di 30 famiglie elegge un magistrato chiamato filarca, che in passato veniva chiamato sifogrante. Dieci filarchi con le loro trecento famiglie sono soggetti ad un magistrato che in precedenza, come spiega Itlodeo, veniva chiamato traninboro, ma successivamente è stato nominato protofilarca. Per quanto riguarda le elezioni del magistrato supremo, ogni città viene divisa in quattro zone ed in ogni zona viene scelto un aspirante da portare a consiglio. Tutti i sifogranti (duecento), dopo aver giurato che la loro scelta ricadrà su chi ritengono migliore, scelgono a suffragio segreto tra i candidati elencati dal popolo. La carica di magistrato supremo è valida per tutta la vita, a meno che l’eletto non sia sospettato di aspirare alla tirannia: in tal caso viene deposto. I traninbori vengono nominati ogni anno, ma non vengono cambiati se non vi sono buoni motivi per farlo; essi si riuniscono in consiglio con il magistrato supremo ogni tre giorni o più spesso se lo ritengono necessario. Ogni famiglia risponde agli ordini del membro più anziano, il quale ha il compito di recarsi al mercato, situato al centro di ogni città, e di prendere il necessario per la propria famiglia. Vestiti, oggetti ed ogni tipologia di genere alimentare sono completamente gratuiti, ma tutti stanno ben attenti a prendere solamente il necessario, poiché non avrebbe alcun senso prendere più di quanto realmente hanno bisogno dal momento in cui possono prendere ciò che vogliono ogni volta che vogliono.

Utopia viene descritta come una repubblica ideale, perfetta, e l’unica che può essere chiamata repubblica, poiché mentre negli altri paesi si parla di interessi pubblici, in realtà si curano solamente gli interessi privati, mentre a Utopia, non esistendo la proprietà privata, ognuno pensa al bene comune. La proprietà privata porta come conseguenza l’avidità: dato che negli altri stati il singolo individuo non è tutelato, esso ha la necessità di provvedere all’accumulo del suo capitale per evitare di cadere in disgrazia. A Utopia, essendo tutto in comune, non vi è pericolo che a qualcuno manchi il necessario fintanto che i magazzini comuni saranno ricolmi. Ciò che non funziona negli altri paesi è l’arricchimento di pochi, oziosi, nobili che non fanno altro che circondarsi da fannulloni e non svolgono alcun tipo di mestiere, mentre i poveri lavoratori non hanno alcuna tutela nel caso si ammalino e quando, costretti dalla vecchiaia, hanno bisogno di abbandonare il loro lavoro. L’ingiustizia consiste nel fatto che lo stato premia chi vive nell’ozio e nel lusso, anziché chi lavora per il benessere dello stato o della stessa comunità.

  • Thomas More, Utopia (1516),
  • a cura di Luigi Firpo, 
  • collana ‘Utopisti 4’ diretta da Luigi Firpo, 
  • Guida, Napoli 1979. 
  • Bross. ed. ill., cm 22×14, pp. 330. – 
  • ISBN: 9788870420914

WEB RADIO ASSOCIAZIONE VITANOVA: Parole, Suoni e Colori a cura di Silvana Guida e Gherardo Mengoni

E poi…domani
Il primo giorno di primavera in questo buio è un ricordo tanto tanto lontano
Il sogno di un piccolo passo, la realtà di un tempo indefinito
Troppe voci lasciate a chiedere senza conoscere la risposta
Troppe parole per dire il bianco
– raccogliendo applausi –
il nero, sommerso dai numeri quotidiani
 
E poi…domani
La gioia di un ragazzo del secolo scorso,
“possiamo riprendere i nostri incontri culturali”
La rabbia - 18 mq.  - Artigiano di Vicolo Donna Regina, mani che creano
Chiede 8 euro,” ok anche 6 per Voi signorina”
Ha poco fieno in cascina,
…non rientra nei benefit che talvolta sostengono anche i finti poveri
 
E poi…domani
Riunioni, “non se ne parla proprio” la sicurezza prima di tutto,
e non scoprire che “le residenze offerte alle “storie di altre stagioni”
erano una priorità da controllare
Io dico 10, in questa occasione chiedere 1.800 per ottenere 1.000
Promesse, promesse, promesse, il tempo giudicherà
 
E poi…domani
Un raggio, anzi un flebile arcobaleno con vista su un mare splendidamente azzurro
Una serranda ripulita, sul pavimento le lacrime di colui/colei
che rientra nel domani ormai imminente
sarà difficile, sarà possibile, scegliendo ragionando
 
E poi…domani
Ripartire un passo lento, una danza con tante regole
Restiamo uniti, curiamo l’orto dei “sapori a noi vicini”
Tuffiamoci nei luoghi da amare che parlano la nostra lingua
Mare, Colline, Borghi,  da rispettare e non da devastare
 
Rendiamo possibile angoli di parole,
collegamenti che irradiano armonie per tutti i gusti
Balliamo sul mondo, restando nel nostro mondo
 
La plastica sia una risorsa da recuperare non l’immonda frase “tanto non cambia niente”
Forza, forza, forza, si cambia proprio per non trovarsi di nuovo quel “buio” che non ti aspetti
Cantiamo insieme, balliamo insieme, rendiamo possibile il sogno per tanti,
Aprire le porte di una discoteca per raccontare segni e disegni delle nuove generazioni
Aprire le porte di un cortile per realizzare un pomeriggio per tanti bambini
Aprire le porte del pensiero,
creare mille e mille luci che possano spiegare come saremo in questo immediato domani.
E poi…
50  Euro…. di ricordi!

Decido di riaccompagnarti. Sei venuto con l’autobus  per stare con me a discutere di Letteratura. Meriti un atto di cortesia nient’affatto gravoso e, ti assicuro, sincero . Prendo la mia auto che potrebbe essere paragonata agevolmente ad un vecchio calesse, tanti sono i chilometri che ha macinato,  e presso il distributore  sotto casa vado a far  “benzina”.

Dico all’uomo:  “50 euro con la carta”.  Il serbatoio viene riempito per meno di tre quarti ed io premo i 5 numeri che autorizzano il prelievo del danaro dal mio conto. E’ tutto così rapido, così asettico! Non si tocca danaro. Quelle sagome , quei biglietti di una volta slabbrati, unti, insomma vissuti … non ci sono più in giro! 50 euro sono molto prossimi a centomila lire di una volta.

Libreria Vitanova riapre tutti i giorni dalle ore 11,00 alle 13,00.

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Per rendere più piacevole il tempo da trascorrere in casa abbiamo deciso con Silvana Guida (Blu Partenope) che i libri nuovi e usati, regalati dagli amici di Libreria Vitanova per essere donati a enti benefici, vengano messi a disposizione dei clienti della libreria con una offerta di un euro che verseremo alla Associazione ciechi.
Potete perciò continuare a donare libri che verranno imbustati (per evitare contatti inopportuni) e messi a disposizione. Libreria Vitanova