LETTERE D’AMORE NEL FRIGO. 77 POESIE – LUCIANO LIGABUE

C’è, fra cinema e letteratura, l’immaginario di un qualcuno che è nato anche prima degli anni ’60, anno in cui è nato Ligabue, e dunque di un qualcuno che è vorace, curioso, che non guarda solo intorno e in avanti. E che soprattutto si prova e si trova nella scrittura, luogo d’attrazione della sua esperienza. Luogo di comunicazione con gli altri e luogo di «messa a fuoco» con se stesso. Così sembra, quando, come in questo Lettere d’amore nel frigo, Ligabue sceglie il verso che è della poesia. «È uno come tanti | che ha le sue | lettere d’amore | nel frigo | e nello scomparto frutta…», scrive, abbassando il tono, mimetizzandosi, tornando non solo metaforicamente a Correggio, lontano da amplificatori e luci e folla. Cercando di recuperare il nocciolo di quanto verrà dopo, la scintilla del compositore, dell’autore di canzoni. Qui, la poesia vuol dire intimità, scheggia di riflessione e racconto, un brogliaccio di emozioni sostenute da un filtro d’ironia: «un amore che comincia d’estate | è un amore in salute…» Versi su spaesati, abbandoni, delitti, rapine, su «ogni giorno (è) buono | per il lancio | della prima pietra», versi d’abbandono. Ma versi senza musica, che non sia quella della parola, del ritmo, dell’a capo. È come se Ligabue scrivesse controcorrente, la sua abituale corrente, quella che affida la parola alla musica. Qui, in questa raccolta, c’è la totale assenza di canzone, è inutile provare ad applicargliela, magari ricorrendo ad un suo «motivo» o ricalcando un suo «tema». No, qui c’è Ligabue che scrive poesie, aspre o in rima, secche e sincopate. C’è una nudità di pelle poetica, un mostrare l’urgenza del concetto, il lampo e la sintesi di un antilirismo dichiarato. Qui, corpi e oggetti brillano di una luce cruda e si intrecciano in storie di quotidianità e sentimento aspro, a difesa di sentimentalismi facili, scontati. (dalla prefazione di Nico Orengo)

liberi tutti
va bene Dio
hai vinto tu
sei sempre il migliore
ora però
basta rimpiattino
giochiamo a qualcos’altro
vuoi?
Lettere d’amore nel frigo. 77 poesie – LUCIANO LIGABUE
  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Anno edizione: 2006
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 3 ottobre 2006
  • Pagine: VII-179 p., Brossura
  • EAN: 9788806186654
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è l’ennesimo giro del faro | il lavoro d’esser leggero

Per Luciano Ligabue le canzoni non sono poesie in musica. Sono canzoni, un’altra cosa. A maggior ragione, le poesie non sono canoni senza musica. Sono – questo sì – un altro modo di raccontare storie ed emozioni. Queste parole segnano un esordio ma, in qualche modo, anche un ritorno al Ligabue delle origini, il Ligabue dei primi album e dei racconti di Fuori e dentro il borgo più che del romanzo La neve se ne frega, il Ligabue che riscopre il gusto di raccontare persone e personaggi. C’è il padre morente, il figlio che cresce, ma anche la strana insegnante di educazione fisica, e l’antipatico Marzio, c’è “B” che “è tornato | è morto | ma si era sbagliato”, c’è la bambina scappata di casa tanto tempo fa. Non solo storie. Una raccolta che alterna analogie e rimandi a improvvisi “intervalli”. Poesie che non hanno una morale – ci mancherebbe – ma che non hanno paura ad affermare che nella vita occorre “accettare meraviglia” ed essere, sempre e comunque, come “un paio di farfalle | dure a morire”. Testi che riconoscono nei maestri della poesia americana del Novecento un punto di riferimento, dai quali Ligabue – come ogni allievo che si rispetti – si allontana subito. Perchè la sua voce, anche nelle poesie, è inconfondibilmente e solo sua.