BEAT HIPPIE YIPPIE – FERNANDA PIVANO

Beat hippie yippie – Fernanda Pivano

Una saggio completo e chiaro che fa il punto della situazione su quello che fu il movimento giovanile negli USA negli anni anteriori al mitico Sessantotto e al suo confluire in vero e proprio impegno politico. Articoli scritti immediatamente dopo i fatti, che ripresentano quei lontani episodi come appena accaduti, commentati con partecipazione. La storia di quel grande laboratorio americano, in cui si preparavano e andavano maturando quelle teorie che di lì a poco avrebbero infiammato l’Europa. Il Beat e l’Underground, il teatro che passa dalla Contestazione alla Strumentalizzazione, la vecchia e nuova Sinistra, il problema razziale, il pacifismo e la non-violenza.

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Dove andassero non lo sapevano di certo, quei dolci insopportabili patetici insolenti hipsters dal volto d’angelo che zigzagavano per gli Stati Uniti come noi più tardi le nostre varie piazze del Duomo, in cerca di altri amici con cui andare, dove, chi lo sa, ma andare. (…) Per un po’ di tempo un Kerouac asciutto, intenso e disperato cercò di difendersi dicendo che la beat generation non esisteva, era solo un gran chiasso che avevano fatto intorno a una sua frase, che in realtà beat non erano soltanto gli adolescenti del rock and roll ma anche i tossicomani sessantenni, che beat voleva dire essere degli hip del Ventesimo Secolo, vale a dire hip della vita e di visioni mistiche (…). Ma già allora, nei primi giorni del 1958, mentre lo stavano leonizzando a New York e cercava di sfuggire allo stereotipo che lo avrebbe ucciso, Kerouac disse in un’intervista di essere enormemente triste, in una grande disperazione, perché vivere era un gran peso, un grande faticosissimo peso, e avrebbe voluto essere al sicuro, già morto: avrebbe voluto avere la certezza che noi in cielo come vuoti fantasmi ci siamo già, davvero. (…)

Dal 1957 al 1967, da Sulla Strada a Vanità di Duluoz, sembra impossibile che siano passati soltanto dieci anni: sembra impossibile che in dieci anni sia tanto cambiata la faccia del mondo. Sembra anche impossibile che sia tanto cambiato Kerouac e impossibile che sia stato tanto consapevole della trasformazione.
(…) Gli anni che passarono in attesa che Sulla strada venisse pubblicato furono senza dubbio i suoi più importanti, dal punto di vista della creatività (…). Sappiamo tutti che ha scritto Sulla strada in tre settimane e i Sotterranei in due giorni e tre notti (disse poi che alla fine dei Sotterranei era pallido come la carta, era dimagrito 8 chili e si era visto nello specchio con «un’aria strana»): e che certa critica negò che quelli fossero romanzi con la stessa sicumera con cui ora afferma che sono gli unici suoi romanzi validi.

Perchè perfino adesso fra tanti giornali che hanno fatto il ritratto sarcastico e definitivo del suo personaggio o la stroncatura compiaciuta e conformista dei suoi libri, nessuno ha pensato al dilemma dei suoi ultimi vent’anni; soprattutto nessuno ha pensato ai lunghi minuti solitari, affondati nell’abisso non più dell’alcool ma della realtà, mentre il suo stesso sangue lo strangolava, togliendogli minuto per minuto quella vita che in tutti i suoi libri ha fatto da inafferabile protagonista in un’ambivalenza di felicità e di disperazione, di bellezza e di orrore, ma di cui Kerouac ha cantato soltanto gli slanci di apertura verso la vitalità e l’energia. (tratto da: Fernanda PivanoBeat Hippie Yippie, Roma, Arcana, 1972)

  • Fernanda Pivano
  • BEAT HIPPIE YIPPIE. DALL’UNDERGROUND ALLA CONTROCULTURA
  • Edizione: Bompiani
  • Anno: 1977
  • Dim.: 12×21
  • Lingua: Italiana

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