…poi ci si lava l’anima e si dimentica. Fausto Mesolella ‎– Canto Stefano – Fausto Mesolella Canta Stefano Benni

“Il disco “Canto Stefano” nasce da un fortunato incontro con Stefano Benni, avvenuto in teatro quando facemmo insieme lo spettacolo “Ci Manca Totò”. In quell’occasione abbiamo avuto modo di approfondire la nostra amicizia, e poco tempo dopo lui mi ha donato queste splendide poesie che ho musicato e pian piano ha preso vita l’idea di realizzare questo disco”, così Fausto Mesolella ci presenta il suo nuovo disco che giunge a pochi mesi di distanza da quel gioiello che è “Live Ad Alcatraz”, album dal vivo che coglieva in modo sorprendente tutto il fascino dei suoi concerti per chitarra sola. Questo nuovo album rappresenta però un punto di svolta importante per la carriera del chitarrista casertano, non solo perché festeggia i cinquant’anni di attività artistica, ma anche perché lo vede debuttare, come lui stesso afferma, nelle vesti di “dicitor cantante”: “Da questo momento in poi non ci sarà più solo la voce della chitarra, ma ci sarà anche la mia. E’ una crescita artistica, e per cominciare penso di aver scelto le parole più belle e profonde che ci sono nel panorama letterario italiano. Parliamo di Stefano Benni, uno degli scrittori più importanti che ci sono in Italia”. Prodotto, registrato mixato e masterizzato presso il Gaiastudiorecording di Macerata Campania (CE), il disco vede Fausto Mesolella (voce, chitarra, basso), accompagnato da alcuni vecchi compagni di strada, e alcuni giovani talenti, tutti ovviamente casertani: “Nel disco suona ovviamente la mia band composta da Mimì Ciaramella (batteria) e Ferdinando Ghidelli (pedal steel), a cui di recente si è aggiunto Almerigo Pota (tromba e filicorno). Ci sono poi alcuni ospiti come Ferruccio Spinetti (contrabbasso) e le voci Wena, Petra Magoni, Nunzia Carrozza e Cristina Zeta. La scelta non poteva non cadere su musicisti di Caserta, perché questa città ha espresso talenti in tutti i settori della musica. Terra di Lavoro ha sfornato alcuni dei migliori chitarristi italiani della scena jazz, di quella rock e di quella blues, e ha ancora tanto da dire perché ci sono tanti giovani che stanno crescendo. Evidentemente in una città che ha difficoltà espressive nascono i talenti, e io mi sento di difendere tutto questo a spada tratta”https://www.blogfoolk.com/

“Tango Perpendicular” in cui protagonista è il contrabbasso di Ferruccio Spinetti. “Si tratta di un brano nato in modo spontaneo”, racconta Mesolella “ho chiesto al mio amico Ferruccio Spinetti di suonare una parte di contrabbasso su due accordi e mi sono limitato cantarci sopra. Tutto è avvenuto nel modo più semplice possibile”.

“La Domenica della Vita”, in cui alla voce troviamo lo stesso Stefano Benni: “Alla fine mi piaceva che chiudesse lui il disco, perché l’ultimo verso del brano che canto io è “così me ne vado” e alla fine resta il poeta a cantare una delle sue poesie più ironiche”.

(Benni/Mesolella) Stefano Benni: voce Fausto Mesolella: dobro guitar/harmonica/cori Mimì Ciaramella: batteria Ferdinando Ghidelli: pedal steel Wena: cori
Anima 
Ti sembrano tempi per parlar dell’anima ? 
Non ci sono più diavoli 
Che la richiedono 
Preferiscon gli immobili 
E fuori moda l’anima
Anima 
Se ti duole l’anima 
Non servono antibiotici 
I medici si arrendono 
Non ci sono meccanici 
Non si ripara l’anima 

E ci sono villaggi
di poche anime
e ci sono paesi
di milioni di anime
e quando muoiono
e in cielo salgono
è un grande spettacolo
un ingorgo cosmico
e i giornali commentano
centomila vittime
ma erano anime inutili
di lontani popoli
mesopotamici
e si piange un attimo
poi ci si lava l’anima
e si dimentica.

1995 Canti randagi – canzoni di Fabrizio De André

Canti randagi – canzoni di Fabrizio De André è una raccolta di brani di Fabrizio De André, reinterpretati da alcuni artisti legati alla musica popolare e tradizionale.

Ogni interprete e gruppo ha tradotto una canzone di De André utilizzando il proprio dialetto o la propria lingua, riarrangiando anche le musiche.

Barabàn reinterpreta Canzone del Maggio, di Fabrizio De André, in lingua della “Bassa” milanese. La registrazione è stata realizzata nel corso della rassegna Canti Randagi. Canzoni di Fabrizio De André (organizzata in seguito all’uscita dell’omonimo CD), svoltasi nell’Ottobre 1995 al Piccolo Teatro Studio di Milano. Canti Randagi, la cui prima edizione del disco sfiorò le 20.000 copie di vendita, ha avuto nel corso degli anni un sua versione “live” con affollate rappresentazioni tenutesi in numerose località italiane (Monza, Milano, Brescia, Udine, Quartucciu (CA), Vinadio (CN), Pertosa (SA)), alle quali hanno preso parte alcuni degli interpreti presenti nel CD. Progetto apprezzato dallo stesso Faber che presenziò, all’insaputa del pubblico, alla “prima” che si tenne al Teatro Manzoni di Monza, nel maggio 1995, Canti randagi rappresenta l’unico approccio italiano alla musica etnica e all’espressività artistica dei linguaggi delle minoranze.

Le illustrazioni dell’album sono state realizzate dalla cantautrice Cristina Donà che firma con il suo vero nome (Cristina Trombini).

Peppe Barra interpreta il testo “Bocca di Rosa” di Fabrizio De Andrè, tradotto in napoletano da Vincenzo Salemme.

Primma d' 'o tuono arriva la luce
accussì corrono tutte li 'nciuce
"Mo' arriva 'o treno cu bocca di rosa
currite currite, lassate ogni cosa!"
Alla stazione subbeto appriesso
truvaie a riceverme, un comitato
musica, fiori, sindaco in testa
manco si fosse 'nu capo di Stato.

Memorie di Sale – Radicanto

Memorie di Sale è il decimo cd dei Radicanto e festeggia il ventennale di attività della band pugliese in collaborazione con Arealive s.r.l., le edizioni musicali Megasound Records ed il sostegno di Pugliasounds.

L’appuntamento con la canzone d’autore in lingua inaugura e chiude il cd con due composizioni che frequentano la memoria del tempo e di un meridione tutto da rileggere come “A sud” (a firma di Maria Giaquinto) e “Passa la storia” (De Trizio). Si passa dalla grande famiglia della “tarantella” con la ballata “Bella donn”, montanara che omaggia la longeva tradizione garganica carpinese, all’adamantina “Alla findanella” raffinato brano tradizionale di Ferrandina (provincia di Matera), alla “Tarantella prima” per sola chitarra di Giuseppe De Trizio, per giungere ai brani “All’acque” e “Natale profano” (a cura dell’attore barese Vito Signorile). L’omaggio d’autore alle storie della città di Bari continua con “La capa del turco”, riedizione di un’antica leggenda cittadina e “Ninna nanna reginella” (entrambe scritte da M. Giaquinto), per compiersi con “Filecenza” (De Trizio), affresco del popolo barese in bilico tra sacro e profano.

Pietre bianche: accecanti città di mare

L’ascolto della musica è ascolto interiore, ascolto dell’altro: luogo del dialogo e del confronto interculturale, sotto il segno della antica dottrina dell’ethos che nella Magna Grecia ha il suo naturale luogo di risonanza.

A sud: un mosaico mediterraneo di civiltà scolpite nella pietra, nei volti e nei dialetti del sud

Passa la storia: la storia non smetterà mai di insegnarci il futuro

Il risultato è una performance musicale d’impatto, votata al ritmo, alla  melodia e alla memoria di quella storia non ufficiale che non smetterà mai di insegnarci il futuro, con i suoi momenti d’autore che riecheggiano fra le note e che prendono forma nella poetica ruvida dei suoi cantori. E’ difficile non partecipare emotivamente a questa riappropriazione della nostra memoria, ricollocata nel contesto moderno e quindi, di ancora più immediata fruizione.  http://www.radicanto.it/2016/04/16/memorie-di-sale/

Andrea Camilleri – La concessione del telefono

La concessione del telefono è un romanzo di Andrea Camilleri, edito da Sellerio nel 1998.

La storia si svolge nella Sicilia di fine Ottocento tra Palermo, Montelusa e Vigata, tra il 12 giugno 1891 e il 20 agosto 1892.

Filippo Genuardi, piccolo commerciante di legnami, invia tre lettere al prefetto Vittorio Marascianno per richiedere l’installazione di una linea telefonica tra il suo magazzino e l’abitazione del suocero, ricco uomo d’affari.

Non ottenendo risposta, cerca degli “appigli” nel Palazzo rivolgendosi a Calogero (don Lollò) Longhitano, pezzo da novanta della mafia vigatese, al quale rivela il luogo in cui si nasconde il suo ex amico Sasà La Ferlita, che si era eclissato per non pagare il debito di gioco al fratello di Don Lollò e per questo era ora braccato dal mafioso.

Una serie di equivoci porteranno il Genuardi in una situazione molto pericolosa: da un lato il prefetto Marascianno, a causa di varie imprecisioni contenute nelle tre lettere ricevute e dell’atteggiamento prevenuto dei carabinieri, si convince che il Genuardi sia un agitatore socialista; dall’altro Sasà La Ferlita, grazie all’aiuto del fratello e di un altro amico, riesce più volte a scansare la cattura dei mafiosi, al punto che Don Lollò inizia a pensare che egli e Filippo Genuardi siano in combutta tra loro e con i carabinieri per incastrarlo ed arrestarlo. https://sellerio.it/

Risultato immagini per Andrea Camilleri, La concessione del telefono, SELLERIO

La concessione del telefono non segue i canoni classici del romanzo. Nell’opera, infatti, si alternano due forme di scrittura, che Camilleri chiama “cose scritte” e “cose dette”: le “cose scritte”, riportate tipograficamente nel testo del romanzo nella loro “autenticità” grafica,[3] sono lettere, siano esse richieste in carta bollata o missive fra amici o bigliettini segreti, articoli di giornale, circolari degli uffici pubblici; le “cose dette” sono i dialoghi fra i personaggi della storia, riportati come in un copione privo di indicazioni sceniche (in questo probabilmente c’è una traccia della lunga esperienza di Camilleri come autore e regista teatrale).

Cose scritte e cose dette si alternano nel romanzo in maniera efficace, fondendosi solo nell’ultima parte, che vale come epilogo alla storia, non molto lunga ma intensa grazie al continuo intrecciarsi di incontri e scontri fra i personaggi principali e la fitta schiera delle comparse, che spesso appaiono per poche pagine, ma quanto basta per rendere sempre più intricata la commedia degli equivoci che domina il romanzo.

#UnLibroperlEstate

La concessione del telefono – C’era una volta Vigata è un film per la televisione italiano del 2020 diretto da Roan Johnson.

#FUORILUOGO. L’ALBERO DELLE IDEE (E DELLA CONOSCENZA) WINTER 2020: GIALLO SU GIALLO – GIANNI MURA. GRAZIE.

È morto Gianni Mura, giornalista e scrittore, dal 1976 storica firma di Repubblica. Mura, 74 anni, si è spento questa mattina all’ospedale di Senigallia (Ancona), per un attacco cardiaco improvviso. Nato a Milano nel 1945, ha scritto pagine memorabili sullo sport e l’Italia degli ultimi decenni, dal calcio al ciclismo. Tra i tanti libri, nel 2007 scrisse il suo primo romanzo, “Giallo su giallo”, vincitore del Premio Grinzane: è stato tra i più grandi raccontatori del Tour de France. 21 marzo 2020 10:46 http://www.ansa.it/

Giallo su giallo – Gianni Mura 
27 mar 2012
Risultati immagini per GIALLO SU GIALLO DI GIANNI MURA

Gianni Mura, cronista sportivo di “Repubblica”, si inventa un Tour de France bagnato di sangue. Il protagonista, nonché io narrante, fa più o meno il mestiere di Mura: segue il Tour insieme alla “banda” dei giornalisti internazionali, quando può mangia bene, si industria con passione e stile a ricreare per i lettori il clima delle tappe, telefona di tanto in tanto alla saggia moglie, esercita il suo sguardo umano sulla quotidianità bizzarra di una delle manifestazioni sportive più fascinosamente epiche. Ma guardare costa. E comincia a costare da subito. Una giovane prostituta che ha tentato di adescarlo viene trovata senza vita davanti alla porta della camera d’albergo del nostro cronista. Che naturalmente viene subito sospettato, portato in galera e interrogato a sangue. Non fosse per la durevole ostilità del giudice al quale sono affidate le indagini, l’episodio sembrerebbe rientrare, ma ecco un nuovo, terribile omicidio. È a questo punto che entra in scena il detective Magrite – il solitario, riservato, acuto Monsieur Magrite che si mette sulle tracce dell’assassino. Ma ci vorranno un altro morto, una dark lady e un nugolo di appetitosi personaggi minori per scoprire il legame fra l’una e l’altra morte violenta e ripulire così le strade del Tour.
Gianni Mura è uno dei maestri del giornalismo sportivo italiano. Dal 1976 scrive sulle pagine sportive di Repubblica. Con il suo primo romanzo (Giallo su giallo, Feltrinelli, 2007) ha vinto il Premio Grinzane-Cesare Pavese per la narrativa. Per Feltrinelli ha pubblicato anche Ischia (2012) e Tanti amori. Conversazioni con Marco Manzoni (2013). Tra i libri pubblicato con minimum fax, Non c’è gusto. Tutto quello che dovresti sapere prima di scegliere un ristorante (2014). 

  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica
  • Anno edizione: 2008
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 9 febbraio 2009
  • Pagine: 227 p., Brossura
  • EAN: 9788807720413

L’Albero delle Idee (e della Conoscenza) Winter 2020

Un caldo “abbraccio” per un dolce Inverno

#IoPartecipo – Libreria Vitanova 

#LAlberodelleIdee #edellaConoscenza 

Il giornalista che si fece notizia – Piero Antonio Toma

Il giornalista che si fece notizia - Piero Antonio Toma

Gianluigi è uno che si dà da fare: dirige il telegiornale di un’emittente televisiva locale, organizza inchieste e dibattiti, si è anche inventato un oroscopo cui è il primo a non credere. Un uomo di successo, dunque, omaggiato da tutti e specialmente dalle donne con qualche (inevitabile?) strascico extraconiugale.
Finché la sua vita in tv rivela una smodata voglia per i più sofisticati processi della Rete. Ne derivano alcuni comportamenti da giustiziere del web, fino a trasformarlo in un vero e proprio hacker. Ma quali sono davvero i suoi scopi? E qual è questo scoop che gli sta tanto a cuore? https://www.homoscrivens.it/

Gianluigi è un bravo giornalista, il telegiornale di una emittente locale napoletana che dirige è molto seguito e la forte partecipazione di pubblico e i messaggi che riceve lo testimoniano continuamente. Ha una moglie alla quale è legato e che gli sta vicino devotamente, ma ormai senza particolari sobbalzi emotivi; una coppia collaudata che si concede un momento di intimità alla settimana, sempre lo stesso giorno e alla stessa ora.
    Normale che voglia migliorare e migliorarsi. Si inventa allora qualcosa di nuovo per la televisione e dunque comincia a organizzare dibattiti e a svolgere approfondite inchieste. Il suo successo aumenta, l’audience sale ma lui si sta già impastoiando in una gara al miglioramento in modo inarrestabile.
    Decide di associare alla fondatezza delle notizie il gusto effimero di un oroscopo: è lui stesso a ipotizzare i destini dei singoli segni zodiacali, lo fa in modo casuale e, ovviamente, senza crederci lui per primo. Non è escluso che il disingannato pubblico partenopeo immagini che dietro quegli scenari legati al Capricorno e al Sagittario, ai Pesci come ai Gemelli, ci sia una bonaria truffa, quasi una fraterna presa in giro, ma sta al gioco e prende in considerazione il vaticinio di Gianluigi.
    Un giorno in redazione piomba una donna dalla bellezza mozzafiato. Non è soltanto bella, è anche intelligente e seria e, sebbene sia parente del proprietario dell’emittente, si rifiuta di essere raccomandata. Nasce presto, insperatamente, una relazione con Gianluigi, che diventa più intensa con il passare del tempo, anche se priva di promesse d’amore eterno e di progettualità di vita. Una relazione che si interrompe così, all’improvviso e con sorpresa per lui che dovrà fare alcune ricerche prima di capire la vera ragione per cui la donna è scomparsa senza nemmeno lasciare e lasciargli un messaggio.
fonte: http://www.ansa.it/

#UnLibroperlEstate: JAMES MATTHEW BARRIE – PETER PAN NEI GIARDINI DI KENSINGTON

Peter Pan nei Giardini di Kensington (Peter Pan in Kensington Gardens) è un romanzo di James Matthew Barrie pubblicato nel 1906.

Voi dovete capire da voi stessi che è un po’ difficile seguir le avventure di Peter Pan senz’avere una certa familiarità coi giardini di Kensington. Essi sono in Londra, dove vive il re d’Inghilterra, ed io ho l’abitudine di condurci ogni giorno il mio David, salvo il caso che sia decisamente infreddato. Nessun bambino ha mai visto tutti, tutti i giardini, per la ragione che vien sempre così presto l’ora di tornare a casa. E la ragione per cui vien così presto l’ora di tornare a casa è questa, che, se voi siete così piccoli come il mio David, appena fa buio, avete subito sonno. Se vostra madre non fosse più che sicura di questo, non vi manderebbe a letto tanto di buon’ora.

Il libro raccoglie i capitoli de L’uccellino bianco nei quali Barrie accenna la figura di Peter Pan. Il Peter Pan di questi due libri è un neonato di appena sette giorni, mentre quello delle successive opere è un ragazzino preadolescente.

La notte i giardini di Kensington si popolano di creature fatate.

L’uccellino bianco è un romanzo che descrive il rapporto di amicizia tra un Barrie scapolo e David, il figlio di una sua vicina, e dei loro spensierati giochi ai Giardini di Kensington. Peter Pan non era che un personaggio minore, ma pur sempre di rilievo rispetto ad altri come ad esempio Mab la regina delle fate o il corvo Salomon.

Due anni dopo andò per la prima volta in scena Peter Pan, o il ragazzo che non voleva crescere, opera teatrale da cui poi sarebbe stato tratto il romanzo Peter e Wendy, di certo il maggior successo di Barrie. La popolarità del personaggio del bambino che non voleva crescere fu tale che l’autore si decise a ripubblicare, come opera editoriale autonoma e con un titolo diverso, i capitoli de L’uccellino bianco in cui questi compariva.

Peter Pan nei Giardini di Kensington è sostanzialmente identica ai capitoli dal 13 al 18 del primo libro. Viene raccontato l’arrivo di Peter ai Giardini e di come impara a volare. Viene descritta una visita a sua madre, in cui egli osserva da una finestra che questa ha avuto un altro figlio che l’ha rimpiazzato: per tal motivo Peter decide di non tornare più nel mondo degli adulti.

Nei Giardini di Kensington vi è un lago, il Serpentine, dove c’è un’isola, l’Isola degli Uccelli. Qui comanda incontrastato il corvo Salomone. A lui le donne indirizzano lettere supplichevoli: desiderose di diventare madri chiedono a Salomone i figli per loro più belli. E Salomone dirige stormi di fringuelli, tordi e passeri nelle case di Londra, a diventare bambini.

Peter ha solo sette giorni di vita, e come tutti i neonati è per metà un uccello e per metà essere umano; per questo, quando sua madre lascia inavvertitamente una finestra aperta, lui riesce a volare via dalla sua casa di Londra e torna ai Giardini di Kensington. Qui Salomone gli spiega che non è più né un uccello né un bambino, è un mezzo-mezzo.

Quando Peter apprende la realtà, perde automaticamente la facoltà di volare, ma poiché non sa neanche nuotare dovrà rimanere a vita sull’isola. Impara dagli uccelli moltissime cose, tranne che dalle anatre: per loro nuotare è talmente semplice che non riescono a capire come Peter non ci riesca.

Il sogno di Peter è comunque quello di raggiungere i Giardini: per questo si fa aiutare dai tordi a costruire un grande nido che utilizzerà come naviglio per andare e venire dall’isola.

Illustrazione di Arthur Rackham di Peter su di un nido di uccello, mentre attraversa il lago della Serpentina.
James Matthew Barrie – Peter Pan nei giardini di Kensington
Peter Pan nei giardini di Kensington. Ediz. integrale - James Matthew Barrie - copertina

Negli anni settanta la cantante italiana Patty Pravo interpretò una cover del brano Walk on the Wild Side di Lou Reed intitolata I Giardini di Kensington; come il titolo stesso suggerisce, il testo italiano non traduce quello originale ma è creato ex novo ispirandosi all’opera di Barrie, della quale costituisce in effetti un breve riassunto.

Written-By – Reed*, Monti*, Dossena* 1973

L’Albero delle Idee (e della Conoscenza) Winter 2020: Gherardo Mengoni – Ingegnere – Scrittore.

Amichevolmente Gherardo Mengoni – Ingegnere – Scrittore ha offerto una gamma di Libri per creare “piccole oasi di buon conoscere” nel progetto L’Albero delle Idee (e della Conoscenza) Winter 2020

Gherardo Mengoni è nato in riva al mare di Napoli e nutre un amore profondo per la Storia e le tradizioni della sua città. Ha esercitato a lungo la professione di ingegnere e da qualche anno quella di scrittore. Ha pubblicato: nel 2006 Itinerario Borghese (editore Guida) che ha ricevuto largo consenso di pubblico e di critica, e al quale sono stati assegnati due premi nazionali (I° Premio Nati 2 volte-2006; Premio Letizia-Pianeta Donna 2006). Nel 2008 ha pubblicato Querce sul Mediterraneo (editore Graus), libro molto apprezzato e richiesto, del quale è in esaurimento la seconda edizione. È autore di pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli e conferenze su argomenti di Storia, di Arte e di varia Letteratura.

Risultato immagini per Gherardo Mengoni LIBRI

L’Associazione Nazionale Luci sulla Cultura ha comunicato i vincitori del premio Letizia Isaia 2017, quindicesima edizione. La giuria del premio letterario composta da Maria Chiara Aulisio, giornalista de Il Mattino, Nicola Capuano, notaio, Vincenzo Giunta, architetto, e presieduta da Letizia Isaia si è riunita più volte e ha selezionato per la saggistica “Joseph Ratzinger Benedetto XVI – Immagini di una vita” di Maria Giuseppina Buonanno e Luca Caruso (edizioni San Paolo), per la narrativa storica: “Misteri e segreti dei quartieri di Napoli” di Marco Perillo (Newton Compton Edizioni); per la narrativa: “Il baco e la farfalla”  di Alessandro Fiorillo (Youcanprint).

Per autori per il Meridione: premio speciale della giuria a: “La malia di Sant’Angelo sogno e bellezza”, nostalgia e illusione di Gherardo Mengoni (Guida Editori). Menzione di merito a: “Le sei mosse del pettirosso” di Aldo Vetere (Ad est dell’equatore). Menzione d’onore a: “La Ragnatela 1575 – 1578” di Gherardo Mengoni (Pompeo Paparo) fonte: Premio «Letizia Isaia» 2017: vincitori Buonanno, Caruso, Perillo, Fiorillo, Mengoni